Ecce Homo

Finalmente mi trovo a condividere con chi già prende parte alle nostre attività, ma anche con chiunque voglia, un paio di idee su quello che può essere il nostro “senso della vita”.

<<In molti media e nell’idea comune sempre più insistentemente, l’uomo e la donna vengono presentati come portatori di desideri, isolati, clienti, creatori della propria fortuna, centrati sul soddisfacimento del desiderio attraverso il consumo. Alla felicità è stato sostituito il piacere, più immediato, facilmente rintracciabile ma che forse ha un alto livello di assuefazione, innalzando sempre più in alto il limite dell’appagamento. La ricerca della felicità è un continuo porsi domande, la felicità è uno stato dell’anima o dell’essere, la felicità può essere definita secondo diverse prospettive, ma tutti e ogni persona ha la sua via alla felicità che è conquista, per definizione, non soggetta al trascorrere del tempo o legata alle cose e al loro disfarsi. Il piacere svanisce (il piacere di una bella cena, di una sigaretta, di un buon vino…) ma ci interroga di meno e sui piaceri poco si può costruire della nostra vita.

Cerchiamo la felicità, sperimentiamo la bellezza di vivere con noi stessi!

Anche nell’aspetto sociale e pubblico dobbiamo cercare la felicità della partecipazione quotidiana alla comunità; non possiamo accontentarci di intervenire per pochi secondi ogni cinque anni, quelli che occorrono a tracciare la croce su un simbolo, e quindi delegare le decisioni sul nostro futuro, e su quello delle generazioni future ad altri. La tentazione della tranquillità quotidiana è forte;

in questo quadro la “cittadinanza” viene svuotata e ridotta all’espressione del voto come delega “tranquillizzante” dell’individuo ad un’entità comunitaria in realtà lontana dal suo “essere nel mondo”, fino a che l’agire della politica non irrompe nel giardino di casa . E molto spesso l’isolamento dell’individuo non permette la sua incisività nella vita pubblica.

Senza utopistiche mire di cambiamento di un sistema vorremmo dare voce, attraverso la vicinanza, ad un soggetto molteplice e creare un movimento di idee e proposte capace di farsi “base” culturale di cambiamento e suggerimento .

Alcuni principi base che contraddistinguono la nostra voglia di partecipazione e di cittadinanza, possono essere enucleati nell’amore per la nostra città, il suo territorio e per la memoria storica che deve essere la base necessaria per la costruzione di un futuro sostenibile.

Un futuro fatto di scelte sobrie ed equilibrate, espressione di solidarietà con le generazioni future.>>

A voi la parola…

2 comments on “Ecce Homo
  1. edoardo ha detto:

    il mito dello “stare tranquillo”, del non avere preoccupazioni, è quello che lentamente ci sta portando al vuoto,il vuoto dell’assenza delle azione,il vuoto delle idee; perchè chi non ha preoccupazioni non ha neanche occupazioni, tranquillo è chi non si muove.
    si delega per avere alibi e perchè in fondo fa comodo così.
    l’azione dell’associazione dovrebbe essere mirata a far capire il bene comune non coincide con lo “stare tranquillo” ma è qualcosa di più che coinvolge i cittadini nel loro pensare, nel loro essere e nel loro agire all’interno di una comunità, che per progredire ha bisogno dell’apporto di ciascuno dei suoi componenti.
    l’associazione potrebbe e dovrebbe contribuire a far nascere una nuova coscienza civica che porti all’eliminazione dell’isolamento in cui ciascuno di noi potrebbe cadere…

  2. Nathan Zippo ha detto:

    La decrescita

    La decrescita è elogio dell’ozio, della lentezza e della durata; rispetto del passato; consapevolezza che non c’è progresso senza conservazione; indifferenza alle mode e all’effimero; attingere al sapere della tradizione; non identificare il nuovo col meglio, il vecchio col sorpassato, il progresso con una sequenza di cesure, la conservazione con la chiusura mentale; non chiamare consumatori gli acquirenti, perché lo scopo dell’acquistare non è il consumo ma l’uso; distinguere la qualità dalla quantità; desiderare la gioia e non il divertimento; valorizzare la dimensione spirituale e affettiva; collaborare invece di competere; sostituire il fare finalizzato a fare sempre di più con un fare bene finalizzato alla contemplazione. La decrescita è la possibilità di realizzare un nuovo Rinascimento, che liberi le persone dal ruolo di strumenti della crescita economica e ri-collochi l’economia nel suo ruolo di gestione della casa comune a tutte le specie viventi in modo che tutti i suoi inquilini possano viverci al meglio.

    Maurizio Pallante

    Fonte: http://www.decrescitafelice.it/

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